Difficoltà di studio e attenzione: il ruolo del potenziamento cognitivo

Non si nasce studiosi, né attenti né concentrati: è qualcosa che si apprende, con l’esperienza e con lo sviluppo delle proprie capacità. Occorre allenare la mente.

Qualcosa da tenere presente soprattutto nei bambini e ragazzi che manifestano delle difficoltà scolastiche, le quali non necessariamente dipendono dalla mancanza di impegno o dalla scarsa attitudine. Spesso, sussistono delle fragilità nelle abilità cognitive che sostengono l’apprendimento, alla base del quale ci sono dei processi cognitivi meglio noti come funzioni esecutive, fondamentali per affrontare con profitto lo studio e le attività quotidiane.

Quando queste abilità risultano poco sviluppate o presentano delle carenze, il bambino può sviluppare dei deficit, faticando a seguire le lezioni, completare i compiti in autonomia e relazionarsi con gli altri. In questi casi, un percorso di potenziamento cognitivo rappresenta un intervento educativo mirato che aiuta a rafforzare le funzioni esecutive attraverso attività strutturate e scientificamente validate.

Un esempio concreto di questo approccio è quello proposto dalla psicologa ed educatrice professionale Sara Ferina, che utilizza il Metodo Benso® integrandolo con il Modello Sfera® per sviluppare in modo graduale e personalizzato le funzioni esecutive nei bambini e nei ragazzi con DSA, ovvero Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

Perché alcuni bambini faticano più di altri nello studio

Non tutti i bambini apprendono allo stesso modo e con la stessa facilità. Alcuni mostrano fin da subito buone capacità di concentrazione, organizzazione e memoria, mentre altri faticano a mantenere l’attenzione durante una lezione, a ricordare le consegne o a pianificare lo svolgimento dei compiti.

Ecco allora che durante i colloqui con gli insegnanti può capitare che i genitori si sentano ripetere una frase tanto comune quanto temuta: “suo figlio è intelligente, ha molte potenzialità, però non si applica.”

Spesso si tratta di bambini che non sono svogliati: non è che non si applicano, hanno le loro ragioni, diciamo. Queste difficoltà possono essere legate a uno sviluppo ancora immaturo delle funzioni esecutive, che non sempre procedono di pari passo con la crescita anagrafica.

Il primo step è capire se si tratta di fragilità temporanee, che possono essere colmate con interventi educativi mirati, oppure di difficoltà più importanti, che necessitano perciò di un supporto continuativo, soprattutto in presenza di Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA).

Molte famiglie, anche se meno rispetto al recente passato, tendono ad attendere o – peggio – minimizzare. Un vero peccato, dal momento che prima si interviene rivolgendosi a uno specialista qualificato, prima il bambino può trarre beneficio. Diversamente, è facile che accumuli frustrazione e perda motivazione verso lo studio, con ripercussioni da non sottovalutare negli altri ambiti della vita.

Le funzioni cognitive che sostengono l’apprendimento

Le funzioni esecutive sono processi, e dunque abilità mentali, che permettono di gestire attività come quelle di percezione, attenzione, memoria, ragionamento, problem solving e linguaggio.

Esistono 4 funzioni esecutive principali, ovvero:

  • inibizione: la capacità di mettere da parte risposte comportamentali che risultano inappropriate;
  • memoria di lavoro: la capacità di trattenere le informazioni temporanee necessarie per svolgere un’attività;
  • pianificazione e organizzazione: la capacità di strutturare il lavoro, gestire il tempo e organizzare i materiali;
  • flessibilità cognitiva: la capacità di adattarsi a nuove situazioni e cambiare strategia quando necessario.

Queste abilità funzionano un po’ come un direttore d’orchestra. Se sono ben sviluppate, il bambino riesce a gestire con maggiore autonomia il carico scolastico, a portare a termine i compiti e a studiare in modo più efficace, ad avere relazioni proficue. Ha più input per essere felice, insomma.

Come funzionano i percorsi di potenziamento: il metodo Benso

Cosa fare se ci si accorge che qualcosa non va, o si ha il sospetto che possa essere così? Confrontandosi con uno specialista si potrà valutare un percorso di potenziamento cognitivo basato su protocolli scientificamente validati che prevedono attività specifiche per stimolare le funzioni esecutive.

La psicologa Sara Ferina, ad esempio, si avvale del Metodo Benso®: uno degli approcci più riconosciuti in questo ambito in quanto fondato sul concetto di “Persona”, a fronte dell’integrazione di esercizi cognitivi, strategie metacognitive e attività pratiche.

Gli incontri individuali si basano su esercizi mirati per sviluppare le funzioni esecutive a 360°. L’obiettivo non è solo rafforzare le abilità cognitive, ma anche aumentare l’autonomia nello studio e migliorare la gestione delle attività quotidiane.

Il percorso viene sempre personalizzato in base al profilo cognitivo del bambino, rispettando i suoi tempi e valorizzando i suoi punti di forza.

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