Non tutti lo hanno provato nella vita, ma c’è un momento esatto in cui il teatro smette di essere qualcosa che guardiamo e diventa qualcosa che viviamo. È difficile da spiegare l’istante in cui ci si rende conto che stare su un palcoscenico non riguarda solo la recitazione. Ma noi. Il modo in cui usiamo il corpo, la voce, lo sguardo. Il modo in cui gestiamo l’emozione, la paura, il vuoto. Il teatro è una forma d’arte antichissima che continua a parlare al presente, perché lavora sulla materia più complessa che esista. Gli esseri umani.
E forse è per questo che negli ultimi anni l’interesse per la scuola teatrale è cresciuto molto. Sempre più persone si avvicinano ai corsi di teatro per ragioni che hanno poco a che vedere con il palcoscenico in senso stretto: magari desiderano superare un blocco o la timidezza, ritrovare un contatto con la propria espressività. Ed è un percorso che funziona, perché il teatro chiede di metterci in gioco per davvero: qui tutto è finto, ma niente è falso.
Cosa succede quando saliamo su un palcoscenico (anche per la prima volta)
La prima volta a qualcuno fa paura. C’è chi trema, chi si blocca, chi parla troppo veloce perché vuole finire in fretta. È normale, ed è il punto di partenza di tutto. Del resto il palcoscenico amplifica quello che siamo: le nostre sicurezze e le nostre fragilità, il modo in cui occupiamo lo spazio, la voce che usiamo quando sappiamo che qualcuno ci ascolta.
La cosa interessante è che non serve talento naturale per trarne beneficio. L’idea che il teatro sia per chi “è portato” è uno di quei pregiudizi che resistono ma che non corrispondono alla realtà. Certo, ci sono persone con una predisposizione più naturale, ma il lavoro teatrale agisce su chiunque, indipendentemente dal punto di partenza. L’improvvisazione ci insegna a stare nel momento presente. Gli esercizi sul corpo ci fanno scoprire tensioni che non sapevamo di avere. Il lavoro sulla voce ci costringe ad ascoltarci, cosa che nella vita quotidiana facciamo pochissimo.
E poi c’è la dimensione del “gruppo”, perché il teatro si fa insieme, sempre. Anche quando siamo soli sulla scena, c’è un pubblico, ci sono compagni che hanno lavorato con noi, c’è una relazione che sostiene tutto. Imparare a fidarci degli altri in scena è un esercizio che ci portiamo dietro fuori dal teatro, nella vita di tutti i giorni.
Il teatro come percorso di crescita: cosa si impara che non c’entra con la recitazione
Parliamo spesso del teatro come una forma d’arte, e lo è. Ma è anche uno strumento educativo potente, e su questo aspetto c’è ancora poca consapevolezza. Chi frequenta un corso di teatro per un anno intero ne esce in qualche modo “diverso”.
Si impara a gestire l’ansia da esposizione. A parlare davanti a un gruppo senza che la voce tradisca l’emozione. A stare fermi, in silenzio, occupando lo spazio con la presenza invece che con le parole. Sono competenze che nella vita professionale risultano estremamente spendibili.
Ma c’è anche un livello più profondo. Il lavoro sul personaggio ci obbliga a guardare il mondo con occhi diversi dai nostri. Dobbiamo capire le motivazioni di qualcun altro, sentire le sue emozioni, reagire come reagirebbe lui o lei. È un esercizio di empatia radicale, che ci allarga la prospettiva e ci rende più capaci di comprendere gli altri. Oggi, con questi schermi a distanza, facciamo fatica ad ascoltarci, ma il teatro ci costringe a farlo.
Una delle cose belle del teatro è che non ha età. Funziona con i bambini, che attraverso il gioco scenico imparano a collaborare e dare forma alla fantasia. Funziona con gli adolescenti, che trovano nel palcoscenico uno spazio dove sperimentare identità ed emozioni. E funziona con gli adulti, che spesso hanno più bisogno di tutti di ritrovare quella libertà espressiva che la vita quotidiana tende a comprimere.
Scegliere una scuola di teatro: cosa fa la differenza nel percorso formativo
La scuola che scegliamo incide enormemente sulla qualità dell’esperienza. Ce ne sono di rigidissime, legate a un unico metodo applicato a tutti gli allievi senza distinzioni. E ce ne sono di più attente alla persona, che adattano l’insegnamento a chi hanno davanti.
Ogni allievo arriva con un bagaglio diverso, con blocchi diversi, con potenzialità diverse. Applicare lo stesso metodo a tutti rischia di scoraggiare chi non si ritrova in quel modello.
Mamì Teatro propone un determinato tipo di approccio: la scuola di teatro offre corsi di recitazione per tutte le età, dai bambini agli adulti, con un metodo personalizzato che mette al centro l’allievo e le sue caratteristiche. Il team è composto da professionisti con esperienze diverse, uniti dalla convinzione che il teatro debba essere accessibile e non elitario. Perché provare? Perché il teatro, alla fine, è un mezzo per imparare a conoscerci meglio, a esprimerci con più libertà, a stare nel mondo con più consapevolezza. E questo vale a sei anni come a sessanta.
